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inventori e scienziati propongono soluzioni tanto suggestive quanto fantascientifiche… È presto perdire seci crediamo, ma intanto nulla ci impedisce di…sognare!

Le città galleggianti non sono una nuova idea, ma è la prima volta che le Nazioni Unite tengono una tavola rotonda proprio su questa tematica.

L’incontro è nato su iniziativa di Mare Collins Chen, amministratore delegato della Oceanix, che ha messo insieme una squadra straordinaria fatta di architetti, ingegneri meccani­ ci, ingegneri oceamc1, esperti di gestione dei rifiuti e di agricoltura verticale .

Dicono gli architetti (Bjarke lngels Group):

“Oceanix City è progettata per crescere, trasformarsi e adattarsi organicamente nel tempo, evolvendosi dai quartieri alla città con la possibilità di ridimensionarsi indefinitamente.

Quartieri modulari di 2 ettari creano fiorenti comunità autosufficienti con fino 300 residenti, con spazi a uso misto per vivere, lavorare e riunirsi durante il giorno e la notte.

Il vice segretario generale dell’ONU, Amina Mohammed, ha dichiarato alla tavola rotonda che “le città gal­ leggianti pos ono far parte del nostro nuovo arsenale di strumenti” .

Andy Revkin del National Geo­ graphic fa nota.re che in “prima istan­ za, il con rto di città galleggiante sembra pe are di pensiero magico”. Ma sembra es ersi convinto durante la tavola ro ton da: ” N el corso della giornata i me riti di un tale progetto, almeno in teoria, sono diventati evi­ denti ”

Bjarke afferma che sarà tutto verde e sostenibile: “Tutte le comunità, indipendentemente dalle dimensioni daranno priorità a materiali di provenienza locale per la costruzione degli edifici, compreso il bambù a crescita rapida che ha una resistenza sei volte superiore all’acciaio, un’impronta di carboniuo negativa e può essere coltivato nei quartieri stessi.

Secondo Clare Miflin del Center for Zero Waste Design, i rifiuti sarebbero gestiti attraverso un sistema circola re in cui tutti i rifiuti alimentari son o trasformati in nutrienti per il suolo attraverso il compostaggio.

Naturalmente dovrebbero essere usati solo contenitori per alimenti riutilizzabili, con punti di raccolta e pulizia centralizzati. Da un punto di vista della pro prietà si tratterebbe di una vera economia di condivisione in cui “tutto è affittato piuttosto che posseduto”.

Sul fronte dei trasporti, c’è chi dice che in un domani non troppo lontan o potremmo avere… automobili volan­ ti. E non solo volanti, ma addirittura sostenibili.

Per ora siamo solo a livello d iricerca.

Uno studio di Dave Brenner dell’Università del Michigan, School for Environment and Sustainability (Scuola per l’ambiente e la sostenibilità) ha messo a confronto l’efficienza di un veicolo elettrico VTOL (a decollo e atterraggio verticali) che percorre 100 chilometri con quattro occupanti (uno è il pilota) contro un’automobile che trasporta in media 1,54 persone.

La macchina volante va dal punto di partenza al punto d’arrivo senza rimanere bloccata nel traffico, mentre una normale auto deve percorrere distanze maggiori a velocità inferiori. I ricercatori hanno messo a confronto la loro ipotetica auto volante con auto sia a benzina che elettriche .

Ci vuole molta energia per decollare e salire con una macchina volante, ma non tanto per navigare o scendere, quindi c’è una soglia – circa 35 km – oltre la quale il volo ha emissioni di gas serra più basse rispetto alla macchina.

Per un viaggio di 100 km, ma l’auto volante ha emissioni di gas serra inferiori del 35% rispetto all’auto a benzina, ma superiore del 28% rispetto a un’auto elettrica (senza contare i consumi di ricarica, che farebbero oscillare il pendolo a favore della macchina volante).

Potrebbe funzionare, naturalmente nell’ipotesi – ed è solo un’ipotesi – che i passeggeri siano motivati a condividere le corse con altre tre persone per ridurre i costi elevati. Inoltre si prevede che le auto elettriche ottimizzaranno i consumi in un prossimo futuro, rendendole più sostenibili delle auto volanti.

Di certo per ora c’è solo che “elettrico” è più sostenibile di benzina e che la auto VTOL potrebbero essere una soluzione pratica e sostenibile nelle regioni con percorsi tortuosi e/o ad alta congestione.

C’è chi dice che invece di pensare a soluzioni per convivere col disastro ambientale bisognerebbe arrestarlo o evitarlo, ma alla luce dei fatti, forse l’atteggiamento migliore è proprio quello di essere creativi, piuttosto che disfattisti, e di immaginare, piuttosto che lamentarsi e dissipare energie in inutili battaglie

Notizie tratte da: treehugger.com

per maggiori informazioni sulle città gallegianti: deezen.com

Post Author: Giuseppe Crispo

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